Tre aggiustamenti che valgono a ogni età
Prima ancora di scegliere il gioco, conviene decidere come adattarlo. Le fasce d’età di questa pagina sono solo un orientamento: un bambino di sei anni che legge già può passare alla sezione successiva, uno di dieci un po’ timido può restare volentieri ai giochi di gesti. Guardate chi avete davanti, non la carta d’identità.
- Più tempo, meno fretta. Il conto alla rovescia è la prima fonte di ansia. Quando un gioco permette di allungare il turno, fatelo; quando il tempo lo tenete voi, contate ad alta voce e siate generosi.
- Nessuno resta fuori. Evitate le regole a eliminazione: chi sbaglia non esce, al massimo passa il turno. Un bambino che guarda gli altri giocare per dieci minuti smette di divertirsi molto prima che la partita finisca.
- Regole a rate. Spiegate solo quello che serve per il primo turno e aggiungete il resto strada facendo. Per qualche trucco in più c’è la guida su come spiegare le regole di un gioco.
Un’ultima cosa: l’adulto che organizza fa più il regista che il concorrente. Legge le parole, suggerisce domande, ricorda di chi è il turno. Battere un bambino di sette anni non è una grande impresa; farlo ridere per mezz’ora, sì.
Dai 5 ai 7 anni: suoni, rime e gesti
A questa età molti bambini non leggono ancora, o leggono lentamente. I giochi che funzionano meglio passano dall’orecchio e dal corpo, non dalla pagina scritta.
Fai rima con…
Un adulto dice una parola semplice e tutti, a turno, cercano una parola che faccia rima: «gatto» diventa «piatto», «matto», «ratto», «tratto». Le parole inventate valgono, purché suonino bene: «sgatto» è un’ottima risposta se fa ridere tutto il tavolo. Quando le rime finiscono, chi è rimasto senza idee sceglie la parola successiva.
Vedo vedo una cosa che comincia con…
Il classico gioco di osservazione diventa un gioco di suoni: «Vedo vedo una cosa che comincia con mmm…» e i bambini cercano attorno a sé la mela, la mamma, il muro. Con i più piccoli usate il suono della lettera invece del nome: «sss» per sedia è molto più intuitivo di «esse».
Mimi con l’adulto che sussurra
In Mimi solo il mimo vede la parola e deve farla capire senza voce né versi. Se il bambino non sa leggere, un adulto guarda lo schermo e gli sussurra la parola all’orecchio. Animali e azioni quotidiane sono perfetti: il bambino che fa il coniglio saltellando per il salotto è un momento che nessuno dimentica. Servono almeno tre giocatori; scegliete il turno da 120 secondi e ricordate che passare una parola non costa punti.
Se le parole del mazzo sono troppo difficili per l’età, nelle impostazioni della partita potete scegliere un vocabolario personalizzato: una lista di parole scritte da voi (cane, lavarsi i denti, dormire, palla) che resta salvata e si può riusare nei giochi compatibili.
Dagli 8 ai 10 anni: lettere, categorie e parole da scoprire
Quando la lettura diventa sicura si aprono i giochi di lettere, e vincere comincia a contare: dosate bene la difficoltà.
L’alfabeto delle cose
Si sceglie una categoria (animali, cibi, cose che si trovano in cucina) e si percorre l’alfabeto a turno: A come anatra, B come balena, C come cammello. Chi si blocca può chiedere un aiuto al vicino invece di uscire dal gioco. Le lettere scomode come H, Q o Z si saltano senza discussioni, oppure si accettano risposte creative: «H come hamburger» passa sempre.
Nomi Cose Città in versione leggera
In Nomi Cose Città con un telefono solo l’app estrae la lettera e gestisce lo stop, mentre voi scrivete su carta. Con i bambini conviene scegliere a mano le categorie: al posto di Città e Fiume provate Animale, Colore, Cibo e Sport. Le lettere più ostiche (H, Q, X, Y, J, K, W) restano fuori finché non attivate la modalità difficile, e se esce una lettera che mette tutti in crisi potete ripescarla.
Il conto alla rovescia parte solo quando qualcuno preme che ha finito, e i secondi finali si possono portare a 20. Una regola della casa che aiuta molto: lo stop lo dà l’adulto, e solo quando vede che i più piccoli hanno riempito almeno metà delle caselle.
Parola in Fiore
Parola in Fiore è il gioco delle lettere da indovinare, ma senza immagini cupe: a ogni lettera sbagliata cade un petalo. Con la difficoltà Facile il fiore parte con 8 petali, abbastanza per sbagliare senza drammi. La modalità Paroliere piace molto ai bambini perché ribalta i ruoli: a turno uno scrive la parola e gli altri, adulti compresi, devono scoprirla. Vedere un genitore in difficoltà su «ornitorinco» vale tutta la partita.
Dagli 11 anni in su: descrivere senza dire
Verso le medie arrivano i giochi con vincoli precisi: far capire una parola senza nominarla, o scoprirla con domande ben costruite.
- Chi Sono?: si tiene il telefono sulla fronte e gli altri rispondono solo sì, no o forse. Imparare a fare domande che restringono il campo («È un animale?» prima di «È un gatto?») è il cuore del gioco. Per chi è alle prime armi potete attivare l’aiuto categoria, che mostra la categoria anche a chi indovina, e allungare il turno fino a toglierne il limite.
- Parola Proibita: chi suggerisce fa indovinare una parola alla propria squadra senza pronunciare quelle vietate sulla carta. Servono almeno quattro giocatori. Nei primi giri scegliete il turno da 90 secondi e siate indulgenti sulle mezze parole scappate.
- Trio d’Intesa: due compagni costruiscono l’indizio alternandosi una parola alla volta, il terzo indovina. Funziona benissimo con un ragazzo che indovina e due adulti che danno gli indizi: costringe i grandi a essere sintetici e a capirsi senza parlarsi.
A questa età arriva anche la richiesta di giocare ciascuno dal proprio telefono. In PartyGames il gioco online è disattivato sotto i 13 anni e può essere abilitato solo da un genitore, che imposta un PIN. Tutti i giochi però funzionano anche con un telefono solo che passa di mano, senza connessione.
Squadre adulto più bambino: come non rubare la scena
Mettere un adulto in squadra con un bambino è il modo più semplice per far giocare insieme età diverse, con un rischio noto: l’adulto risponde per primo e il bambino diventa spettatore.
- Il bambino dà la risposta ufficiale. L’adulto può suggerire a bassa voce, ma la parola che conta è quella detta dal bambino.
- Ruoli fissi e chiari. Nei giochi di mimo il bambino mima e l’adulto legge la parola; in quelli di lettere l’adulto scrive sotto dettatura e il bambino pensa.
- Una coppia, un nome. Nei giochi a squadre potete toccare ogni giocatore e scegliere voi in quale squadra gioca. Se invece volete che adulto e bambino contino come una persona sola, giocate senza squadre e inserite ogni coppia come un unico giocatore: «Nonna Pina e Leo», «Papà e Sara».
- Bonus dichiarati prima. Con ragazzi grandi e bambini piccoli allo stesso tavolo, una regola come «la risposta del più piccolo vale doppio» si tiene facilmente su un foglio. Annunciatela all’inizio, non a metà partita quando qualcuno sta perdendo.
Un esempio concreto: a Nomi Cose Città, Marco (otto anni) e la zia Giulia formano una squadra. Marco sceglie le parole, Giulia le scrive e può solo dire «prova a pensare a un frutto» quando lui si blocca. Alla fine della manche è Marco a leggere le risposte ad alta voce: il momento di gloria è suo.
Quando qualcuno mette il muso: prevenire più che consolare
Prima o poi arriva il bambino che non indovina nulla e incrocia le braccia. Alcune abitudini evitano che succeda spesso.
- Partite brevi. Meglio due partite da dieci minuti che una da mezz’ora. In Mimi e Chi Sono? potete far finire la partita dopo un numero fisso di turni a testa invece che al raggiungimento di un punteggio.
- Parole a misura di bambino. Con il vocabolario personalizzato caricate parole del loro mondo, come animali, oggetti di casa e personaggi delle fiabe, e usatele in Mimi, Chi Sono? o Parola in Fiore.
- Applausi per i tentativi buffi. Una risposta sbagliata ma creativa merita una risata, non una correzione.
- Giochi cooperativi come valvola di sfogo. Se un fratello maggiore vince sempre, passate a Parola in Fiore in modalità Tutti insieme: si vince o si perde come gruppo.
- Smettere al momento giusto. Chiudere quando ci si diverte ancora fa venire voglia della partita successiva; trascinare il gioco fino alla stanchezza no.
Se al tavolo ci sono anche nonni e zii, trovate altre idee nella guida ai giochi in famiglia con tutte le età; per i momenti in cui il telefono resta in tasca ci sono i giochi senza materiale.